I (tanti) pro e i (pochi) contro del disegno digitale

Pro /cons of digital drawingQuando ho deciso di imparare a disegnare ho scelto di farlo nel modo tradizionale, con carta, gomma e matita, per poi approssimarmi gradualmente al mio obiettivo finale, che era disegnare in digitale. Al momento seguo un approccio misto, soprattutto per motivi pratici; la cosa interessante è che l’approccio digitale mi aiuta a migliorare anche la tecnica tradizionale.
Sebbene sia una questione oziosa e inutile, voglio illustrarti i pro e i contro dell’uso della tecnologia nell’arte del disegno, o meglio, voglio spiegarti come la penso io al riguardo.

Cominciamo dal non trascurabile fattore economico: grazie ai software di grafica, agli scanner e ai computer, è possibile esercitarsi con tanti stili, dal chiaroscuro alla colorazione senza sobbarcarsi le spese notevoli che questo comporta se si scegli l’approccio “analogico”, raggiungendo risultati simili o migliori che usando gli strumenti tradizionali.
Per molti la natura incorporea del disegno digitale è un aspetto negativo, perché l’eventuale stampa sul supporto cartaceo è riproducibile in serie e non restituisce quindi l’unicità dell’originale. Io non sono così romantico, anzi l’idea di risparmiare spazio fisico e reale sfruttando i tanti tera-byte di spazio virtuale cui possiamo accedere oggi è un vantaggio inestimabile.
Ma la cosa migliore del disegno digitale secondo me è l’accelerazione che esso garantisce nel cammino verso l’apprendimento della tecnica. Avere il paracadute della correzione digitale significa non dovere temere processi difficile come l’inchiostrazione o la colorazione.
Per esempio, avendo ceduto alla tentazione di comprare oggetti bellissimi come pennini e inchiostro pur non avendone mai utilizzati, ho deciso di provarli sui miei ritratti di Joe Pesci e Marisa Tomei.
 Marisa Tomei caricature, from lineart digital correction
Joe Pesci caricature lineart digital correction
A prescindere dalla qualità discutibile dei disegni originali, di cui comunque sono soddisfatto pur essendo consapevole di quanto siano distanti dalla perfezione, le disastrose sbavature che li hanno intaccati non mi hanno minimamente turbato, perché sapevo di poterle agevolmente cancellare in fase di post-produzione, come poi ho fatto ottenendo alla fine un risultato accettabile.
 Joe Pesci, grayscale digital caricature by BAnt Marisa Tomei, grayscale digital caricature by BAnt
Un altro motivo per cui mi sono cimentato è che l’inchiostro non scolorisce quando, una volta asciutto, cancello la matita, cosa che invece capita con i vari marker, il che mi semplifica non poco la vita al momento del passaggio in digitale. Se, come me, non sei così sentimentale da affezionarti all’originale puoi esercitarti senza inibizioni su di essi, e quando avrai imparato non avrai nemmeno il problema di sbavature e macchie.
Senza contare che problemi come la simmetria degli occhi in un ritratto frontale o quelli delle labbra si risolvono con operazioni banali quali il copia e incolla con ribaltamento orizzontale. E bada bene: questo non è barare perché sei pur sempre stato tu a disegnare l’occhio che hai copiato e ribaltato garantendoti una perfezione che comunque saresti in grado di raggiungere, in maggior tempo.
A qualcuno può non piacere la perfezione dei tratti digitali, in realtà però i software dedicati forniscono una vasta gamma di pennelli e opzioni tale da permettere la riproduzione di qualunque stile manuale.
Insomma, a mio avviso il digitale è un progresso, e in quanto tale va abbracciato nella consapevolezza di non poterlo comunque ricacciare indietro o ignorarlo a lungo. Tanto vale quindi utilizzarlo allo scopo di rendere più rapidi i progressi che ogni artista non deve mai smettere di inseguire.

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